Emigrare a Tenerife

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Emigrare, esplorare, riniziare, cambiare vita,

Emigrare a nuova vita

rimettersi in gioco, tutto questo nelle menti di questi nuovi “nomadi” con fissa dimora, sono molte le persone alle quali la vita sta stretta, e ricercano emozioni, usi, costumi, diversi da quelli che hanno, e cercano quindi altrove…

Caldo, freddo, mare e montagna, metropoli, o piccoli comuni per diventare eremiti a tutti gli effetti, paradisi terrestri, o piccole realtà montanare, tutto questo solo per adattare alle loro esigenze lo stile di vita che sognano da sempre, non è sempre facile, i problemi sono molti, ma c’è chi mette al primo posto la qualità della vita, mettendosi in gioco, alle routine quotidiane che danno la sicurezza di una vita monotona… ognuno è padrone del suo destino.


Tali decisioni talvolta sono dettate anche da fattori socio economici, culturali, che ti portano ad essere “obbligati” a prendere questo tipo di decisione drastica, tipo la situazione Italiana attuale, dove la sicurezza sociale ed economica inizia ad essere sempre più precaria, e soprattutto dove vige una classe politica decisamente “affascinante” (per essere gentili), mentre d’altro canto sono moltissimi i migranti stranieri che trovano nelle nostre città la terra promessa per sfuggire dalla miseria, dalle dittature e dal crollo dei regimi, spesso per accordi comunitari che ne favoriscono l’ingresso dalla porta secondaria, ma questo è un tema troppo lungo e complicato che per ora tralascieremo, diamo uno sguardo alle emigrazioni dei nostri connazionali.

Uno dei motivi principali è stato quello della ricerca di lavori più remunerativi, un altro purtroppo è quello delle opportunità offerte ai cosiddetti cervelloni, dando luogo alle ormai note “fughe di cervelli”,

Emigrare

l’Italia non piace più, ne agli stranieri ne agli Italiani stessi quindi, il 2014 sarà il primo anno a saldo migratorio negativo, sostiene la Caritas Migrantes, infatti oltre a  queste povere anime in cerca di una vita migliore che muoiono nei viaggi della speranza, ci sono i “migranti economici” in fortissimo arresto, dai 300 000 e forse di più, a meno di 30 000 che si prevedono questanno, questo andamento rispecchia per filo e per segno quello di Spagna e Grecia, che hanno avuto lo stesso trend già un paio di anni fà, facendo rientrare molti stranieri alle loro case native.

Gli Italiani che cercavano rifugio all’estero dal 2011 hanno avuto un trend particolare, dai 90 000 del 2011 sono diminuiti fino  a 60 000 nel 2012 per poi riaumentare nel 2013 a 75 000 per arrivare a superare i 100 000 nell’anno in corso, senza calcolare i moltissimi che si trasferiscono senza cambiare residenza, il trend è cambiato, anni fà eravamo  meta molto ambita, oggi si sta verificando il contrappasso, gli Italiani che scappano in Romania, Ungheria, Polonia e Russia.

Le Canarie tengono comunque in questi ultimi anni sempre un trend positivo relativamente agli Italiani in fuga, un flusso che non si è mai fermato e come dicevo prima, magari per ragioni diverse:

  • nel 2008 come normale fuga giovanile di ragazzi in cerca di esperienza
  • dal 2010 il flusso ha iniziato a prendere proporzioni molto significative, anche se ci risulta difficile quantificarlo perchè moltissimi non si iscrivono o lo fanno in ritardo all’AIRE, l’anagrafe dei residenti all’estero.

Sicuramente la situazione anche nell’isola non è delle migliori, infatti anche a Tenerife la crisi negli ultimi anni si fà sentire e come, ma per chi ha soldi da investire nel settore turistico, per chi ha una rendita minima di 800/1000 euro sicuramente le prospettive di vita risultano essere decisamente al di sopra dello stivale, per non parlare del popolo dei pensionati, una delle categorie più gettonate alle quali l’isola tiene in particolar modo con il suo clima favorevole e una bassa fiscalità che aumenta il potere d’acquisto delle pensioni anche minime, regalando un ventaglio più ampio di soddisfazioni e una seconda giovinezza più ricca di libertà.

Ad oggi si contano circa 30.000 Italiani residenti e non alle Canarie, innamorati del clima paradisiaco, delle lunghe spiagge e del popolo stesso, si dividono grosso modo in due categorie:

  • quelli arrivati più di trentanni fà
  • quelli emigrati negli ultimi dieci anni,

con la differenza che i primi hanno avuto la fortuna di ammirare il paesaggio decisamente più selvaggio e incontaminato, gli ultimi, oltre a tonnellate di cemento in più, anche una situazione economica decisamente cambiata, sono molti i locali chiusi o le case all’asta, la politica del mattone ha risentito moltissimo di quest’ultimo dato, le case hanno costi molto contenuti, il turismo ha risentito della crisi economica mondiale, ed essendo l’unica risorsa dell’isola la percentuale risulta essere maggiore dei grandi centri abitati spagnoli, l’agricoltura ha una quota di solo l’1,1%, mentre l’industria del 5,9%, le costruzione di meno del 10%, la disoccupazione risulta essere ad un + 10% rispetto alla media nazionale, altro dato che ultimamente risulta essere una delle maggiori leve negative dell’isola risulta essere il cosiddetto all inclusive praticato dagli alberghi, dove la maggior parte dei soldi dei turisti non entra neanche in minima parte nelle casse dell’isola ma si ferma in quelle dei tour operator stranieri.

Ma le rose non hanno solo spine… Le isole Canarie, a discapito di quanto dicono molti “frottoliani” non sono “paradiso fiscale” e quindi non sono inserite nelle black list di riferimento utilizzata da parte di tutte le Autorità e Funzioni competenti in materia di fiscalità e tributi, ma con l’entrata in vigore di disposizioni del Governo Spagnolo, mirate a promuovere lo sviluppo economico e sociale e la diversificazione produttiva dell’area, l’arcipelago delle Canarie viene dichiarata Zona Speciale, offrendo molte prospettive interessanti a imprenditori e investitori infatti ha sempre goduto, essendo comunità autonoma facente parte della Spagna, per la sua posizione decentrata e le sue peculiarità, ora classificata come Regione Ultraperiferica,  di un regime fiscale privilegiato, rispetto alle altre regioni spagnole arrivando ad un regime fiscale del 4% classificandole come le migliori condizioni a livello Europeo che si possano realizzare, ovviamente tale percentuale è un caso limite valido per le sole piccole attività imprenditoriali che hanno la possibilità di poter reinvestire i soldi che andrebbero versati nelle casse dello stato, mentre la media della tassazione si aggira in una differenza a quanto appena citato del 23% oltre a un IGIC assimilabile alla nostra Iva, pari al 7%.

Oltre a questo nell’isola vi è una percentuale di smog bassissima grazie alle correnti d’aria e alle politiche di prevenzione messe in atto dallo Stato, idem per la sicurezza sociale, infatti grazie ad un sistema di prevenzione e controllo atti delinquenziali sono praticamente inesistenti…

 

 

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